In breve: il matched betting, cioè sfruttare i bonus dei bookmaker coprendo la scommessa con una puntata opposta, di per sé non è illegale. Il multiaccount sì è un problema serio. Usare più conti presso lo stesso operatore, o conti intestati ad altre persone, porta quasi sempre al blocco del conto e alla perdita del saldo, e può avere conseguenze penali anche se il titolare del conto era d’accordo.
Molte delle persone che mi contattano per un conto gioco bloccato arrivano dal matched betting. Quasi nessuna pensava di fare qualcosa di grave. Avevano letto una guida, si erano iscritte a un gruppo Telegram, avevano iniziato con i bonus di benvenuto. Poi, finiti i bonus “propri”, hanno chiesto un documento alla moglie, al fratello, a un amico. E da lì le cose sono cambiate.
In questo articolo provo a spiegare dove passa il confine. Non in astratto, ma con le situazioni che vedo più spesso.
Il matched betting è legale?
Sì, in linea di principio. Puntare su un evento con un bonus e coprire la giocata con una scommessa contraria, su un exchange o su un altro bookmaker, è una strategia matematica. Non esiste una norma che la vieti.
Il punto è un altro. I bookmaker non amano chi gioca solo per estrarre valore dai bonus, e i loro regolamenti prevedono parecchi strumenti per difendersi: limitazione delle puntate, esclusione dalle promozioni, in certi casi chiusura del conto. Sono conseguenze contrattuali, non penali, ma vanno messe in conto.
Finché giochi tu, con il tuo conto, i tuoi soldi e i tuoi documenti, stai facendo una cosa lecita, anche se sgradita all’operatore.
Dove nasce il problema: il multiaccount
Le regole del gioco a distanza in Italia prevedono che ogni giocatore possa avere un solo conto gioco presso ciascun concessionario. Il multiaccount nasce quando questa regola viene aggirata, e le forme sono sostanzialmente due.
La prima è aprire più conti a proprio nome presso lo stesso bookmaker, magari con email o numeri di telefono diversi. È una violazione contrattuale chiara, e i sistemi di controllo degli operatori la individuano con facilità: stesso dispositivo, stesso IP, stesso metodo di pagamento.
La seconda, molto più seria, è usare conti intestati ad altre persone. È qui che il matched betting smette di essere una questione di bonus e diventa una questione legale.
“Ma i miei familiari erano d’accordo”
È la frase che sento più spesso, ed è anche il malinteso più pericoloso.
Il consenso del parente o dell’amico non rende il conto “tuo”. Per il bookmaker il titolare è un’altra persona, che non gioca davvero, e quel conto viene usato per ottenere bonus a cui chi lo gestisce non avrebbe diritto. Per l’operatore è sufficiente per bloccare tutto e trattenere il saldo, e su questo le sue ragioni sono di solito solide.
Sul piano penale, poi, presentarsi con l’identità di un altro per ottenere un vantaggio può configurare la sostituzione di persona (art. 494 c.p.). Il bene tutelato da quella norma è la fede pubblica, non solo l’interesse del singolo, quindi il consenso del titolare non elimina il problema. A seconda dei casi possono entrare in gioco anche altre fattispecie, come la truffa ai danni del bookmaker.
Non voglio fare allarmismo: non ogni conto “prestato” finisce in procura. Ma chi organizza in modo sistematico decine di conti intestati a terzi corre rischi concreti, e deve saperlo prima, non dopo.
Le situazioni che vedo più spesso
Senza entrare nei dettagli dei singoli casi, che restano riservati, gli schemi ricorrenti sono pochi.
La famiglia allargata. Una persona apre conti a nome del coniuge, dei figli maggiorenni, dei genitori, e li gestisce tutti dallo stesso computer. Prima o poi il bookmaker nota giocate identiche su conti che non dovrebbero avere niente in comune, e li chiude in blocco.
Il gruppo Telegram che cresce troppo. Si parte condividendo segnalazioni, poi arriva l’abbonamento a pagamento, poi qualche iscritto passa le proprie credenziali al gestore perché giochi al posto suo. A quel punto il gestore non fa più informazione: gestisce conti di gioco altrui.
Il corso con i conti “già pronti”. Un corso promette guadagni mensili e, per iniziare subito, mette a disposizione conti intestati a prestanome. Quando quei conti vengono bloccati, gli allievi perdono i soldi e chi ha organizzato il sistema si trova esposto su più fronti.
In tutti e tre i casi il problema non è il matched betting. È che qualcuno ha iniziato a usare conti che non erano suoi, o a gestire quelli degli altri.
L’intermediazione: il confine che molti non vedono
C’è un principio che la Cassazione ha affermato più volte: nella raccolta a distanza delle scommesse il rapporto deve essere diretto tra concessionario e giocatore, ed è vietata ogni forma di intermediazione. Il divieto riguarda tutte le attività tipiche del contratto di scommessa: incassare le puntate, ricevere le vincite, aprire e gestire conti di gioco per conto di altri.
In concreto, chi riceve soldi da altri per scommettere al posto loro, o gestisce i conti dei propri clienti, rischia di svolgere un’attività di raccolta senza concessione, con le conseguenze previste dall’art. 4 della legge 401/1989.
Fare il consulente di betting in modo lecito
Si può lavorare in questo settore restando in regola? Sì, e molte persone che assisto lo fanno. La regola di fondo è semplice: il consulente vende competenze, non giocate.
Sono attività lecite, se impostate bene:
- la formazione: corsi, webinar, lezioni sulla matematica delle quote e sull’arbitraggio;
- il software: strumenti che individuano le opportunità e fanno i calcoli, ma non si collegano ai conti degli utenti;
- la consulenza individuale su strategia e gestione del capitale, basata sui report che il cliente fornisce di sua iniziativa.
Il discrimine sta in tre punti. Il consulente non accede mai ai conti dei clienti. Non riceve denaro da giocare. E il suo compenso non dipende da quanto vince il cliente, ma dal servizio reso: ore, sessioni, abbonamento al software. Un compenso legato alle vincite fa somigliare il rapporto a una gestione condivisa del gioco, che è proprio ciò che bisogna evitare.
Cosa deve dire il contratto
Quando redigo un contratto per chi fa consulenza nel betting, ci sono alcune clausole su cui non transigo:
- l’oggetto, descritto con precisione: informazione, formazione, analisi, mai gestione operativa;
- i divieti espliciti: niente accesso alle credenziali, niente denaro ricevuto per scommettere, niente conti intestati al consulente usati per conto del cliente;
- l’autonomia del cliente: ogni decisione di gioco è sua, presa sotto la sua responsabilità;
- il compenso, sganciato dai risultati delle scommesse;
- la fatturazione regolare, che tutela entrambe le parti e dimostra la natura del rapporto.
Un contratto scritto bene non rende lecito ciò che non lo è. Ma rende chiaro, a chiunque lo legga, compreso un giudice, che cosa faceva davvero il consulente.
Se il tuo conto è già stato bloccato
Se sei arrivato qui perché il bookmaker ti ha già chiuso il conto contestando il multiaccount, la prima cosa da fare è capire quale situazione ti viene contestata e se la contestazione è fondata. Non è raro che un operatore colleghi tra loro conti che in realtà non c’entrano niente, ad esempio quelli di due coinquilini che usano la stessa rete wifi.
Ne ho parlato più nel dettaglio negli articoli su cosa fare quando il bookmaker non paga la vincita e sulla chiusura unilaterale del conto gioco.
Domande frequenti
Fare matched betting è reato?
No. Usare i bonus con il proprio conto e coprire le giocate è lecito. Il bookmaker può limitarti o escluderti dalle promozioni, ma è una questione contrattuale.
Posso usare il conto di mia moglie o di mio padre se sono d’accordo?
È proprio ciò che crea problemi. Per il bookmaker è multiaccount, con blocco del conto e perdita del saldo, e sul piano penale il consenso del titolare non basta a escludere la rilevanza della condotta.
Il bookmaker può trattenere i soldi se scopre il multiaccount?
I regolamenti lo prevedono, e quando la violazione è reale le possibilità di recupero sono limitate. Se però la contestazione è sbagliata o non dimostrata, si può contestare.
Vendere segnalazioni di sure bet è legale?
Se ti limiti a fornire informazioni, sì. Diventa rischioso quando gestisci i conti degli iscritti, ricevi denaro da giocare o garantisci rimborsi sulle perdite.
Ti serve un parere?
Se lavori nel matched betting o fai consulenza nel settore e vuoi capire se la tua attività è impostata correttamente, oppure se il tuo conto è stato bloccato per multiaccount, scrivimi. Analizziamo la tua situazione e ti dico con chiarezza quali rischi corri e come ridurli.
Avv. Andrea Maggiulli – Gaming & Betting Law, Digital & Technology Law